“Creatività è permettersi di fare sbagli. Arte è sapere quali sbagli tenere” Henry Brook Adams

L’arte ha da sempre fornito un supporto per esprimere, inscenare, danzare le emozioni che caratterizzano l’esistenza dell’essere umano, fin dall’antichità. Il desiderio dell’uomo di lasciare la propria impronta e di esprimere immagini mentali nasce con lui, basta pensare ai graffiti rupestri, alle prime forme in terracotta, all’utilizzo del teatro e delle maschere, ai misteri e alla ritualità connessa alla musica e alla danza.
Per gli antichi egizi non vi era distinzione tra malattia fisica e mentale e all’interno delle traduzioni di antichi papiri si ritrova il consiglio, per le persone affette da disturbi psichici, di perseguire interessi artistici e frequentare concerti e balletti; attraverso queste attività si poteva infatti dare sfogo a sentimenti e tensioni. Anche gli antichi greci utilizzavano il teatro e la musica per favorire la catarsi delle persone, per liberarle da sentimenti negativi e riportarle ad una esistenza equilibrata. A partire dall’800 d.C troviamo testimonianze dell’utilizzo della musica all’interno dei manicomi arabi, con funzione tranquillizzante, come riportato famoso storiografo turco Evila Celebi.
Con la nascita dei primi manicomi si ricopre l’interesse per la produzione artistica di questi pazienti, spesso orientata alla ricerca di corrispondenze tra i sintomi tipici della malattia ed i segni riprodotti dai malati nelle loro opere. Nel 1919 Hans Prizhorn, psichiatra e critico d’arte, con il suo saggio “produzione artistica dei malati mentali” contribuì a modificare il punto di vista, orientando l’interesse verso il mondo interno del paziente e non l’espressione della sua patologia. Prizhorn, assieme a Karl Wilmanns, raccolse opere da diversi istituti psichiatrici creando una vasta collezione che oggi si trova conservata presso la Haus Cajeth ad Heidelberg. Prizhorn introduce alcuni concetti che saranno fondamentali per la nascita dell’arteterapia, il valore di un opera in quanto tale e la dimensione ludica come elemento necessario alla genesi del prodotto artistico.
A partire dal 1940 che l’arteterapia diviene uno strumento formalizzato ed importante nel processo di cura/appoggio di stati psichici disturbati.
Ma oggi a chi si rivolge l’arteterapia e perché è utile?
L’arteterapia si rivolge a tutti, non solo a persone fragili ed in difficoltà, in quanto essendo noi esseri umani abbiamo insito il bisogno di esprimerci. L’arte spesso può aiutare a raccontare cose che a parole non riusciremmo, permette di prendersi del tempo, di riscoprire la dimensione ludica e giocosa e di provare emozioni che apparentemente non sembrano connesse a quanto stiamo svolgendo. Aiuta a mettere da parte vissuti negativi che, una volta impressi sul foglio possono essere osservati e superati. Consente di creare legami, con l’arteterapeuta e con il gruppo. L’utilizzo della musica del teatro e della danza permettono di rientrare in contatto con il nostro corpo, corpo che sa, corpo che sente, corpo che purtroppo troppo spesso viene messo in secondo piano dalla razionalità, o viene considerato quando dobbiamo criticarlo. Usare i colori sporcarsi le mani, ritornare alla dimensione giocosa ci permette di scoprirci di più, imparando qualcosa di più di noi stessi, cosa ci piace fare e cosa non ci piace. Fermarsi, concedersi del tempo per assaporare l’esperienza, per vivere in maniera autentica il momento presente, presente che spesso viene visto in vista di un futuro incalzante che non concede attimi di riflessione.

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